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LINFODRENAGGIO MANUALE

Set 21, 2016

Il sistema linfatico è costituito fondamentalmente da due formazioni anatomiche: i linfonodi e i vasi linfatici. I linfonodi sono organi di filtraggio della linfa, sono ricchi di linfociti con azione fagocitaria ed in grado quindi, di attaccare gli agenti patogeni; rappresentano, pertanto, un importante organo di difesa. La loro forma è paragonabile ad un piccolo fagiolo e sono dotati di tanti vasi linfatici afferenti da cui entra la linfa, e di 1 o 2 vasi efferenti da cui fuoriesce la linfa filtrata.
Nel nostro corpo troviamo circa 800 linfonodi situati in diverse zone e, in particolare, nel collo, viso, cavo ascellare, addome, inguine.
Funzione linfonodi:
· Depurare la linfa
· Produrre linfociti
· Regolare la concentrazione proteica della linfa
· Immagazzinare linfa
La circolazione linfatica è composta di vasi di diverse dimensioni, i piccoli capillari prelevano la linfa dalla periferia risalendo nei vasi di calibro più grosso fino a sfociare nel punto di raccolta finale, cioè all’incrocio fra la vena giugulare e la succlavia e da qui nella vena cava superiore. La linfa alla fine del suo percorso si unisce al sangue venoso. Le vene sono in grado di asportare, oltre al sangue deossigenato, solo una parte di sostanze di scarto metaboliche. Le particelle più grosse possono essere trasportate solo dai vasi linfatici i cui capillari hanno un diametro più grosso dei capillari venosi. Ecco perché un cattivo funzionamento del circuito linfatico si traduce in un accumulo di cataboliti ed acqua negli spazi intercellulari, con alterazione del normale metabolismo ed edema.
La linfa è composta da: proteine, acqua, alcuni eritrociti, sostanze di scarto (batteri, virus…), acidi grassi a lunga catena. Le sostanze vengono trasportate attraverso il tessuto connettivo all’interno dei vasi utilizzando diversi meccanismi:
· Attivi (fondamentalmente la “citopempsi”)
· Passivi (diffusione, osmosi, oncosi)
Attraverso questi meccanismi, dai vasi sanguigni e linfatici entrano ed escono, continuamente, sostanze e liquidi. Quando un liquido esce dai vasi verso il tessuto si parla di filtrazione. Quando il liquido passa dal tessuto all’interno dei vasi si parla di riassorbimento. Se la filtrazione supera il riassorbimento si ha edema. Il massaggio classico è una forza di compressione che crea ulteriore pressione all’interno dei vasi, quindi maggiore filtrazione e di conseguenza maggiori liquidi all’esterno. In caso di linfedema, quello che vogliamo ottenere è il contrario, cioè un riassorbimento all’interno dei vasi dei liquidi.
Il linfodrenaggio manuale quindi consiste in manovre sequenziali lente e monotone effettuate sulla superficie della pelle. Le pressioni da esercitare sono modeste (circa 30 mmhg), cercando di mantenere un contatto che sia il più completo possibile.
Il linfedema è dovuto ad un disordine meccanico o dei vasi linfatici o dei linfonodi. Si distingue:
Linfedema primario: L’edema può essere causato da una malformazione congenita dei vasi linfatici o dei linfonodi e colpisce specialmente le donne. Nella maggior parte dei casi il gonfiore è unilaterale; negli edemi bilaterali il gonfiore è asimmetrico.
Sintomi:
· Sensazione di pesantezza, tensione, facile stancabilità, diminuzione della mobilità
· L’incremento di volume peggiora con il perdurare della malattia
Cause anatomiche:
· Ipoplasia: i vasi linfatici sono troppo stretti
· Aplasia: insufficienza del numero dei vasi linfatici o dei linfonodi
· Linfoangiectasia: dilatazione dei vasi linfatici da insufficienza valvolare
· Fibrosi dei linfonodi: per ragioni sconosciute alcuni linfonodi diventano fibrociti e ostruiscono il deflusso della linfa
Linfedema secondario: L’edema è causato da un danno lungo il decorso dei vasi linfatici o dei linfonodi. Generalmente i linfonodi più colpiti sono gli ascellari e gli inguinali. Spesso l’edema si verifica a distanza di mesi o anni dal danno a causa di un sovraccarico dei vasi linfatici e linfonodi rimasti che ad un certo punto non riescono più a sopperire a quella carenza.
Sintomi:
· Gonfiore alle estremità e al tronco
· Generalmente comincia alla radice dell’arto
Cause:
· Cancro al seno: rappresenta una delle cause più frequenti di linfedema secondario. Per quanto le tecniche siano evolute e siano divenute meno demolitive si calcola che circa il 20% dei pazienti sottoposti ad asportazione parziale dei linfonodi ascellari svilupperà un linfedema nel corso della propria vita; il 50% entro il primo anno post intervento, il resto negli anni successivi.
· Cancro addominale (cervice uterina 26%, endometrio 22%, ovaio 20%, vagina%)

Altre cause linfedema secondario:
· Dissezione dei linfonodi del collo in seguito a rimozione di tumori a collo o testa
· Traumi
· Protesi articolare
· Post-infezioni
· Post-infiammazioni
· Post radioterapia
BENDAGGIO:
Un bendaggio dovrà essere energico ma non causa di dolore, né provocare costrizione circolatoria, specie a riposo (bende a corta estensibilità). Soprattutto la tensione di avvolgimento della benda sull’intero arto deve essere mantenuta costante. Deve essere, inoltre, tollerato e pratico tanto da consentire i movimenti articolari, bendando i relativi distretti nelle posizioni funzionali. Deve rimanere quanto più possibile in situ, senza arrotolamenti, anche dopo terapia fisica riabilitativa. Esercitare una graduale compressione decrescente in senso disto-prossimale ed uniforme. E’ necessario proteggere le aree a rischio (tipo salienze ossee, tendini, lesioni cutanee infette etc…) impiegando adeguato materiale morbido da sottobendaggio e creme protettive specifiche forme.

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Categoria: Centro Star Bene
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